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Il blog di Mario Platero

06 maggio 2015
08:11

Gala PEN: L’America letteraria, in stato d'assedio, celebra Charlie Hebdo a New York. Raccolta la sfida del terrorismo dopo l’attentato di Dallas.

Una ragazza nel corso di una manifestazione

Di Mario Platero

(dal nostro corrispondente)

NEW YORK – Hanno avuto ragione gli organizzatori del PEN, la celebre organizzazione letteraria americana. In un’atmosfera da bunker, con decine di poliziotti in tenuta da guerra fuori dal grande Museo di Storia Naturale a New York, e’ stato giusto premiare ieri notte Charlie Hebdo e il messaggio di liberta’ di espressione che rappresenta davanti alla minaccia del terrorismo e dell’oscurantismo. Eravamo fra il pubblico, fra le 800 persone che in un applauso carico di emozione hanno chiuso la polemica che si era aperta pochi giorni prima fra alcuni membri dell'organizzazione contrari a premiare Charlie Hebdo.

In effetti la serata di gala dell’organizzazione letteraria che protegge il diritto di espressione di giornalisti e scrittori era partita ieri notte carica di tensione. Intanto per l’attentato a Dallas di pochi giorni fa, contro una mostra di caricature del Profeta Mohamed e, soprattutto, per la protesta di 200 scrittori membri del PEN. Fra questi Peter Carey Michael Ondaatje, Francine Prose, Junot Diaz, Joyce Carol, Lorrie Moore e Michael Cunningham hanno firmato una lettere in cui annunciavano la loro rinuncia a un tavolo e alla partecipazione perche’ secondo loro premiare Charlie Hebdo era equivalente a premiare il messaggio di intolleranza culturale di anti Islam che portavano le copertine caricaturali del Profeta Maometto.

Ma personaggi autorevoli come l’ex Presidente del PEN Peter Godwin, o il nuovo presidente, Andrew Solomon, il consiglio e la maggioranza degli iscritti, hanno tenuto duro: secondo loro Charlie Hebdo aveva pagato con la vita dei suoi dirigenti, giornalisti e illustratori la missione per la liberta' d'espressione e contro la censura. E ieri notte al Museo di Storia Naturale hanno avuto dalla loro parte il grande scrittore e drammaturgo Tom Stoppard, premiato anche lui, l’attrice Glenn Close che ha letto dei testi di Stoppard dedicati proprio alla lotta per la liberta d’espressione. E Stoppard, anziano, dignitoso e magnetico dal podio alla fine della grande sala del Museo che ospita l’enorme balena sospesa nell’aria, ha parlato a sua volta, a braccio, elogiando la missione di liberta’ di critica di feroce ironia di tutti gli scrittori pronti alla denuncia dell’oppressione:”Dovremo continuare a parlare, dovremo continuare ad esprimerci e a provocare perche’ l’alternativa e’ il silenzio. E se qualcuno dovesse cercarci nel silenzio potra’ soltanto trovarci a quel punto in un posto come questo museo”.

Il museo e’ appunto il museo di storia natuarale con la piu’ grande collezione d’America e forse del mondo di animali impagliati. Una folla di almeno 800 persone si e’ alzata in piedi e ha applaudito Stoppard, un grande oratore oltre che un grande scrittoe, che ha avuto uno dei premi della serata, quello per il servizio letterario.

Poi hanno parlato i rappresentati di Charlie Hebdo guidati dal direttore della testata Gerard Biard e da Jean Baptiste Thoret. Hanno accettato sobri e dignitosi il premio per il coraggio e la liberta’ d’espressione:” E’ la prima volta che vengo a New York – ha detto Biard in un discorso che ha voluto pronunciare in inglese – e voglio dire che la nostra missione e’ una missione per la democrazia, e’ una missione che non sceglie un bersaglio in modo ossessivo che colpisce le istituzioni e le rigidita’ che rappresentano, di tutte le religioni non solo quella islamica, che colpisce l’intolleranza e l’antisemitismo. Shoccare fa parte della democrazia. Sparare no”. Il pubblico, fatto di letterati ma anche di personaggi simbolici della citta’ che operano lavorano nel settore letterario o nell’arte o nella grande finanza e nella grande industria si e’ alzato in piedi offrendo un applauso e un tributo commosso. Anche perche Biard rispondeva e prendeva le distanze dal messaggio anti islamico della mostra caricaturale di Maometto organizzata nei sobborghi di Dallas. O da chi come la Le Pen in Francia ha sfruttato l'attentato contro Charlie Hebdo "per fini politici e per fomentare il movimento anti Islam". Una mostra, quella di Garland, poco fuori Dallas, che che ha attirato il primo attentato terroristico di matrice Isis in territorio americano, per fortuna clamorosamente fallito:” C’e’ differenza fra chi ossessivamente si concentra su un obiettivo in questo caso l’Islam e chi come noi usa lo strumento letterario per provocare un dibattito” ha detto Biard. Il direttore di Charlie Hebdo aveva portato poco prima nella giornata lo stesso messaggio al consiglio editoriale del New York Times per affermare che il giornale non e’ e non e’ mai stato antislamico, ma irriverente nei confronti della religione e di tutte le religioni si:” Su 500 copertine ne avremo avute dieci sull’Islam, le altre erano su tutto e su tutti gli spunti che potevamo avere da una notizia che per noi rappreentava storie bigotte, di chiusura di intolleranza che venissero dall’Islam o dal Vaticano per noi era irrilevante”.

Mario Platero

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