09 febbraio 2012
01:16
Il giorno dopo: Santorum, mischia le carte
WASHINGTON. Dal nostro inviato
E adesso? Adesso che Rick Santorum, come aveva già fatto in Iowa, ha mischiato improvvisamente le carte di una partita elettorale repubblicana che sembrava decisa? Adesso che ha messo a segno una tripletta in Missouri, Minnesota e Colorado che ha lasciato frastornato Mitt Romney e sbigottito Newt Gingrich?
La battuta che meglio riassume l'atmosfera del giorno dopo il tris a sorpresa è di John Dickerson, il capo del politico di Slate Magazine: «I risultati elettorali dell'altra notte dipendono da una cospirazione fra i media americani e gli elettori di tre stati per tenere vivo l'interesse nelle elezioni». Come dire, i risultati di martedì notte hanno improvvisamente accesso entusiasmi che si andavano spegnendo. E questo è un fatto. Ma difficilmente il risultato cambierà il movimento tendenziale che vede Romney in pole position.
Santorum vince in stati a forte predominanza cristiano-evangelica, dimostra di avere una buona presa sui militanti religiosi e su quelli dei Tea Party, fattore chiave per le primarie. Dopo questa tripla vittoria Santorum passa in testa per numero di stati vinti, 4, contro i tre di Romney e uno soltanto di Gingrich. Questa combinazione di fattori positivi porterà denaro fresco, e forse tanto, nei forzieri di Santorum, uno dei candidati meno dotati dal punto di vista finanziario, ma animato da forte passione e da un sostegno entusiasta dei movimenti di base. Ora che la campagna si allarga, ora che ci si deve preparare al Supertuesday e a una battaglia simultanea in 11 stati il prossimo 6 marzo, questa possibilità di potersi organizzare meglio diventa per Santorum un fattore chiave. Si aggiunga che Gingrich è di fatto scomparso, un concorrente in meno sul fianco destro del partito. Ma Gingrich non mollerà: era già al lavoro in Ohio, sa che vincerà quasi sicuramente la Georgia, suo stato d'origine, e punta a rafforzarsi in termini di delegati.
Ma per numero di delegati conquistati, dato molto più importante del numero di stati vinti, Romney guida la classiffica con 106 delegati, segue Gingrich con 37. Santorum, pur avendo vinto 4 stati, ha solo 22 delegati, Paul 19. Romney inoltre farà bene in Michigan stato di cui suo padre fu governatore. Questo per dire, grazie ai tre ultimi stati per l'eccitazione, ma difficilmente vedremo ora un cambiamento radicale. A meno che non succedano due cose. All'incontro che partirà domani del Conservative political action committee, un comitato che rappresenta la destra del partito e che si riunisce fino a sabato a Washington, non si decida di sottoscrivere all'unisono Santorum. Se questo dovesse portarlo a vincere poi l'Arizona, data certa per Romney, allora le cose potrebbero davvero cambiare. Anche se poi, dopo un eventuale successo di Santorum, verrebbero uno scrutinio attento del suo passato da parte della stampa e violenti attacchi di Romney.
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