23 gennaio 2013
11:09
Monti, il rigore, Alesina e Giavazzi e la stampa anglosassone
Di Mario Platero
NEW YORK - Ah, il rigore! Anzi, il rigore di Mario Monti. Mi ha sorpreso l'enorme eco che ha vuto l'articolo scritto da Munchau, un editorialista del Financial Times e mi ha sorpreso l'imprecisione con cui molti inclusi Giavazzi e Alesina sul Corriere sono intervenuti in argomento.
1) Lecito sorprendersi che il Financail Times prendesse una posizione contro Mario Monti?
Lecito. Lionel Barber, il direttore del Financial Times conosce Mario Monti fin dai tempi Bruxelles, quando lui ara corrispondente del quotidiano e Monti era il commissario per la concorrenza. Molta stima reciproca. Ricordo anni fa quando Monti venne a NY come membo di una giuria dell'FT che doveva scegliere i miglior libri di business. Giuria internazionale e MM era l'unico italiano presente. Stimato e rispettato gia' allora. Se dunque il quotidiano guidato a Barber avesse preso una posizione contro Monti poteva anche essere interessante. Il fatto e' che l'FT NON ha preso una posizione contro Monti. La posizione l'ha presa Munchau un libero giornalista di libero pensiero che scrive quello che vuole ma che non rappresenta l'opinione del giornale. Ha la sua column e basta, rappresenta se stesso e il suo pensiero puo' non coincidere con quello della proprieta' o del direttore. Da noi questo succede meno, tendiamo a identificare un articolo di un opinionista come espressione del giornale. Ecco perche' Munchau DIVENTA il FT. Dovremmo ricordarci che i giornali anglosassoni separano in modo chiaro i fatti dalle opinioni e le opinioni di chi interviene come giornalista o esperto da quelle del giornale. La copertina di Time su Monti aveva chiaramente un peso diverso da un articolo di un opinionista del settimanale in materia. Su come possiamo essere infatuati nel modo sbagliato dalla stampa anglosassone o straniera segnalo un intervento su noi, stampa straniera e sensazionalismo di Simone Paoli su l'Inkiesta.
2) Il rigore
Ma veniamo al "content": il rigore. Munchau secondo me commette un errore di fondo, dice che dobbiamo la caduta dello spread solo all'altro Mario. (A fall in bond yields has played into this narrative, but most Italians know they owe this to another Mario – Draghi, president of the European Central Bank) Sbagliatissimo. Mario Draghi non avrebbe fatto quello che ha fatto lo scorso luglio se non ci fossero state PRIMA misure di rigore come quelle adottate dal governo Monti. E in particolare la manovra sulle pensioni. L'uno/due era coordinato, perche' la nostra situazione nel momento in cui Berlusconi lascio' il governo era davvero allo stremo dal punto di vista finanziario. Sul tema intervengono Alesina e Giavazzi: rigore si, ma con un mix diverso da quello adottato da Monti: tagli spese non sufficienti e sul fronte flessibilita' ancora troppe rigidita'. Condivido in parte. Alesina e Giavazzi attribuiscono anche al Fondo un pensiero che non ha espresso e cioe' che il rigore in Europa abbia fatto solo danno. Olivier Blanchard il capo economista del Fondo ha chiarito, modelli alla mano, che le consguenze delle manovra di austerita' sull'economia sono state peggiori delle attese In altre parole, l'impatto sul tasso di crescita dovuto alle misure di austerita' e' stato superiore a quanto si stimava. Il Fondo, come Alesina/Giavazzi, ha sempre sostenuto che ci dovesse essere un policy mix tasse/tagli spesa/riforme rigidita strutturali. Ma ha chiuso un occhio sul fronte tagli spesa per una ragione molto semplice: licenziare decine di migliaia di dipendenti pubblici e tagliare contratti pubblici in un momento gravemente recessivo avrebbe peggiorato di molto la situazione. Gradualita' e' la regola del gioco. Ma nel messaggio del Fondo c'e' un'altra chiave di lettura che riguarda un macrodibattito: di fatto nello scontro fra Germania (solo austerita') e Stati Uniti (austertia' dopo, prima stimoliamo la crescita) spostava la lancetta a favore dell'America. Ma possiamo paragonare l'America all'Italia? No. Loro con un disavanzo/pil al 10% si indebitano a tasso vicno allo zero sui mercati internazionali. Noi pagavamo premi insopportabili con disavanzo/Pil in caduta verso il 3%.
3) Munchau
E' buffo che Alesina e Giavazzi ( e cito loro perche' nel dibattito successivo all'articolo sono certamente fra gli economisti migliori che abbiamo in Italia) critichino Munchau perche' il giornalista dice almeno in parte cose simili a quel dicono loro sul Corriere di ieri e cioe' che con Monti ci sono state poche riforme delle rigidita' strutturali: " tagli di spesa, accompagnati da liberalizzazioni e riforme nel mercato dei beni e del lavoro comportano costi di gran lunga inferiori (in alcuni casi addirittura nessun costo) rispetto ad aumenti di imposte, scrivono Giavazzi/Alesina. Munchau: "As prime minister, Mr Monti promised reform and ended up raising taxes. His government tried to introduce modest structural reforms but they were watered down to macroeconomic insignificance". Quel che mi sorprende pero' e l'ultima frase dell'articolo di Giavazzi/Alesian "Ma scrivere che egli (Monti) non sarebbe adatto a guidare l'Italia perché ha a cuore il rigore fiscale è una stupidaggine tale che stupisce che il Financial Times l'abbia pubblicata." Munchau non hai scritto che Monti non ha a cuore il rigore fiscale. E stupisce che si stupiscano che l'FT abbia pubblicato Munchau. Anch'io non mi trovo d'accordo con le sue analisi economiche ma almeno si e' aperto un dibattito su tematiche di sostanza. L'FT ha fatto bene a pubblicarlo. Siamo noi che abbiamo confuso lui con l'FT ( che scrive i suoi editoriali e dunque la posizione del giornale negli editoriali non firmati) e soprattutto con un intervento a gamba a tesa dell'intero quotidiano contro Monti. Se siamo un po' succubi della stampa anglosassone forse e' perche' in fondo siamo ancora a meta' del guado fra due modelli di sviluppo.
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