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Il blog di Mario Platero

26 luglio 2015
09:30

Rizzoli riapre a New York, nostalgia, tradizione e futuro da domani aperti al pubblico a NoMad

Di Mario Platero

(dal nostro corrispondente)
NEW YORK – Correvano gli anni Ottanta e in prima serata si andava sulla Quinta Strada. Ovviamente al Rizzoli Bookstore, una palazzina deliziosa all’angolo con la 56esima, ovviamente per l’arrivo dei giornali italiani. Ci andavano icone del nostro giornalismo che da New York raccontavano l’America di allora, pre internet e persino pre Reagan, Ugo Stille, Antonello Marescalchi, Lucio Manisco, Sergio Telmon, Mauro Calamandrei, Aniello Coppola, Mauro Lucentini, ci andavano manager, accademici; scrittori e poeti a chiaccherare o a presentare i loro libri e ci andavano italiani di passaggio in cerca di atmosfera di casa. Non c’era l’Avvocato Agnelli: quando era a New York, la sua la Stampa gli veniva consegnata direttamente a casa su Park Avenue dal leggendario patron di Speedimpex, l’agenzia di distribuzione che sdoganava i giornali in aeroporto. Arrivavano gia’ vecchi con il volo Alitalia del pomeriggio, in quelle ore serali a New York, in Italia andava gia’ in stampa l’edizione del giorno dopo. Eppure c’era lo stesso l’eccitazione della freschezza. Insomma, la libreria Rizzoli era un centro di ritrovo, una tappa obbligata, una scusa nell’era pre internet, pre telefonini-email-sms per ritrovarsi, chiaccherare discutere, semplicemente salutarsi. Poi la proprieta’ Rizzoli accetto’ un’offerta che non poteva rifiutare: la palazzina fu venduta per costruire un grattacielo. Internet cominciava a avanzare, ma il modello funzionava ancora, parliamo di inizio anni Novanta e la Rizzoli trovo’ subito una nuova casa sulla 57esima, poco lontano, fra la Quinta e la Sesta Avenue. All’inizio si andava ancora per i giornali. Poi sempre meno. Si potevano leggere sull’iPad, addirittura prima che uscissero in Italia. Ma la libreria Rizzoli cambiava con i cambiamenti degli anni Novanta, puntava molto di piu’ sui Coffee Table, grandi libri illustrati di altissima qualita’ (e prezzo); sulle conferenze letterarie, sulla musica, su titoli italiani e francesi, sul sapore internazionale, esclusivo e di lusso. Fra gli addetti ai lavori si narra ancora oggi di quando il Presidente egiziano Mubarak interrompeva i suoi appuntamenti all’Assemblea Generale dell’Onu per andare alla Rizzoli sulla 57esima: gli addetti chiudevano le porte e lui, da solo sceglieva decine di libri illustrati che poi spediva al Cairo.Poi anche il flagship store sulla 57esima dovette chiudere, di nuovo per la vendita e distruzione di una splendida palazzina, di nuovo per far posto a un grattacielo. Era il 14 aprile dell’anno scorso e persino Vogue scrisse: “cosa significa dire addio alla libreria Rizzoli sulla 57? Tristezza, per noi e per i libri”.
Ma basta tristezza, perche’ domani si ricomincia: mentre intere catene di librerie chiudono, Rizzoli riapre al pubblico, cambia pelle, ha scelto Broadway fra la 26 e la 27, NoMad, (North of Madison Square Park) quartiere hip contemporaneo al St. James Building, grande palazzo del 1898 senza prospettive di demolizione. La nuova libreria, con ingresso a cattedrale, prospettiva con un pavimento in marmo bianco e nero stile senese, enormi disegni surreali e romantici di Fornasetti sulle pareti, vecchie boiserie, grande sala per 100 persone sul retro, diventera’ la terza incarnazione di un simbolo italiano in questa citta’ come mi dicono Laura Donnini amministratore delegato di Rizzoli Libri e Marco Ausenda che segue piu’ direttamente il “bookstore” americano. Possibile bypassare Amazon.com e i libri su Google? “Possibile – mi dice la Donnini – il nostro non e’ solo mecenatismo. Un grande libro illustrato, per noi un punto di forza (Rizzoli e’ il secondo editore in America per il settore ndr) deve essere visto, toccato, sfogliato, Amazon non basta. Avremo eventi in continuazione, siamo a un passo da Eataly con cui lavoriamo. Siamo sempre piu’ un tempio della cultura letteraria e libraria. Siamo e saremo come sempre un passaggio obbligato”. La Donnini mi spiega che i libri illustrati rappresentano il 60% dei titoli in catalogo, libri dedicati all’arte, ai grandi giardini, alla fotografia, alle biografie, alla moda. Inizialmente in libreria ci saranno 15.000 volumi per poi arrivare a 30.000. Le premesse ci sono tutte. Per la continuita’ di una tradizione molto italiana. Per portare una ventata di energia creativa. E per smentire il premio Nobel per l’economia Edmund Phelps che sull’ultimo di Atlantic ha scritto:”Le librerie, gioielli dell’umanesimo, in America chiudono soltanto”. Non credo che statisticamente parlando possiamo considerarlo un trend, ma da domani almeno una libreria riapre a New York.

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